OPERA TEATRALE

 

Risalire al parto che ha generato la nostra identità conduce non tanto alla morte di Cristo quanto alla sua passione. Viaggio che dalla vita porta alla sua estrazione.

Passione in quanto estrazione, dunque. Estrazione della sorte non più e non solo di un uomo, ma di tutti gli uomini in un sol uomo. Estrazione, non cancellazione ma sublimazione dell’essenza protesa all’assenza. Assenza non consumata, fortunatamente. La cancellazione non è data perché il solco tracciato da questa scelta ha accolto semi che nel tempo hanno germogliato olivi e olivastri, indistintamente. E, comunque, il segno che lascia la passione è profondo come l’incanto attonito che si porta dietro. Incanto di fronte all’inutilità di un sacrificio, incanto di fronte all’abisso finale in cui il sublime tocca l’orrido creando pallore, stupore, dolore.