Flotta d’artisti contro il Ponte sullo Stretto di Guido Oldani                           

Con l’arca lignea dello scultore Giuseppe Rivadossi, carica di firme di intellettuali ed artisti dissenzienti, ci eravamo recati, noi di Odissea, vigente il precedente Governo, a Montecitorio, per esprimere la nostra avversità al ponte di Messina; ora, con la nuova amministrazione politica, ribadiamo tale intendimento, chiedendo udienza alla mutata Presidenza della Repubblica, per poi inoltrarci verso Parigi, presso la sede dell’UNESCO, deputata alla tutela dei territori. Il nostro auspicio infatti è che lo Stato Italiano possa richiedere di dichiarare tale Stretto patrimonio dell’umanità.

L’arca ammiraglia, depositaria delle firme, questa volta viene rafforzata dalla flotta di imbarcazioni dipinte da Michele Cannaò, ed esposte per tutta l’estate presso la Locanda del Perdono di Melegnano (MI). È il naviglio di Ulisse che passa e ripassa sotto gli occhi della Fata Morgana ad impedire, simbolicamente, il sunnominato arbitrio edilizio. I colori accesi ed univoci, della relativa tavolozza, fanno concertato contrasto con la simbologia, e forse anche con la silouette delle carene, che ci sollecitano alla normanna immaginazione.

L’astrazione delle forme è quanto basta per dare levità, senza togliere la riconoscibilità semantica alle opere. Così la flotta pittorica naviga sui binari verso Parigi e poi in qualunque città sia possibile (o richiesto) testimoniare la tutela dei nobili miti di Scilla e Cariddi, contro quelli definitivamente degradati di ‘ndrangheta e mafia.

Questo sanno fare gli artisti, fragili, pur tuttavia garbatamente determinati.

Rischio d'incendio di Guido Oldani (dal catalogo PASSIONE E INCANTO)

I colori della forma, sono in tellurico movimento, poi placano, risorgono e giacciono.

Ma fino al prossimo giro di corrida, perché dei colori, non c'è mai da fidarsi completamente e, quando meno ce lo si aspetta, ripartono alla carica a testa bassa, luciferini; allora il pittore, se non è pronto ad infilare loro la camicia di forza della composizione, con sollecitudine e vigore, può anche malcapitatamente soccombere a quello che era un suo stesso gesto originario di eversiva libertà.

[...] Vi è una materia prima coloristica che va a costituirsi in forma, solo se sbozzata in superficie da pennellate che sono simili ma più lunghe, di quelle del Segantini, per il quale rappresentavano il connettivo della figura; qui, in Cannaò, esse linee si centrifugano e vanno a depositarsi sulla superficie dei perimetri, o meglio tali perimetri determinano, come se la forma e il suo peso luminoso vi sprigionassero, letteralmente uscissero di prigione, ed esistessero proprio come modo e momento di un braccio di ferro appunto, fra il reticolare della delimitazione e la sempre citata sostanza delimitata. [...]